Ora posso dire che i vantaggi di questa situazione sembrano così come descritti non esserci, ma se analizziamo bene il tutto, dentro di me scatta quella molla che io chiamo “FIDUCIA DATA” ed il silenzio per me non è omertà, bensì il rispetto per una confidenza fattami e a spifferarla mi sembra come se tradissi l’amicizia del confidente.
Questo prendere parte con altri ad azioni prive di rettitudine, cioè a complicità, ha molti lati negativi, uno dei quali è la doppia vita che ho dovuto avere fino all’età di 33 anni.
Ho nascosto segreti con questo e con quello che sfociavano in un mare di bugie inventate con tutti, coronate da una grande ansia di essere scoperto e di dovermi poi dichiarare o magari smascherare con qualche amico che con me si era confidato poco prima.
La complicità mi rende importante nella società, mi dà fiducia in me stesso e coraggio con gli altri nel relazionarmi, mi dà forza perché divento partecipe della vita altrui, ma…non è altro che una lama a doppio taglio che da un lato mi allarga la cerchia di amicizie e dall’altro mi lega nelle parole, nei liberi discorsi e nella semplicità di esprimere pensieri, oltre a condizionarmi anche nel giudizio personale.
Posso però ammettere che, se sana, la complicità può rafforzare una vera amicizia e mantenerla a lungo, ma se non lo è può solo danneggiare entrambi i complici.
Paolo