Diario
“I FIGLI DEI DROGATI”

Al di fuori di questo microcosmo che è la tossicodipendenza e la Comunità, a volte noi che siamo “a bordo” diamo per scontate tante cose che invece non lo sono per chi ci “guarda da fuori”. Semplici conversazioni del sabato sera fra gente comune diventano piccole finestre sul mondo che si affacciano sull’insieme di idee, pensieri e soprattutto pregiudizi riguardanti “i drogati”.

Siamo abituati ormai alle etichette che il senso comune attribuisce ai tossicodipendenti e che loro stessi hanno ovviamente contribuito a diffondere, oscurando per primi le loro risorse.

Le immagini associate a questo fenomeno sono: “delinquenza”, “inaffidabilità”, “violenza”, “deresponsabilizzazione”, “menzogna”, ecc.
E’ difficile cogliere fino in fondo le implicazioni sociali ed emotive

“I FIGLI DEI DROGATI”

Uno scambio di opinioni sulle graduatorie delle scuole materne possono diventare rigidi tribunali inquisitori dove i condannati hanno al massimo 5 anni! Già violentati da un’ infanzia negata e dagli occhi annebbiati dei loro disperati genitori, questi bambini si vedono ulteriormente emarginati nei pensieri di molti adulti rivendicativi che li considerano ingiustamente  “privilegiati” nel loro diritto di precedenza nelle scuole materne.

ManoMi chiedo quali contenuti, atteggiamenti e idee questi genitori trasmettano ai loro stessi figli, se per essi appartenere ad una categoria marginale o svantaggiata diventa motivo di ulteriore esclusione e giudizio.

Mi chiedo quale senso civico e quale educazione alla tolleranza e alla diversità ci si possono aspettare da questi adulti che condannano dei bambini, infliggendo loro pene severe fatte di paura ed ignoranza.

Se questa è l’aria che si respira nella maggior parte delle famiglie del nostro Bel Paese, perché allora dovremmo stupirci davanti alle orde barbariche di adolescenti confusi e disorientati che, ciechi di fronte alle proprie ed altrui debolezze, reagiscono con violenza alla diversità rappresentata ad esempio da “drogati”, extracomunitari, handicappati, omosessuali?

Vedere come l’alone del pregiudizio colpisca spietatamente anche i “figli dei drogati” mi intristisce e mi fa rabbia, poichè credo che non serva “sparare sulla Croce Rossa” (condannare i minori) per metterci l’anima in pace credendo di rivendicare in questo modo una giustizia sociale illusoria.

“I FIGLI DEI DROGATI”

Penso che la responsabilità di noi adulti sia innegabile e forse dovremmo essere i primi ad accettare le nostre diversità e debolezze per accogliere i nostri figli per quello che sono.

razzismoIo tossico, io clandestino, io handicappato, io omosessuale, io bambino…….io PERSONA!
Ognuno di noi ha dentro di sé un pezzettino di queste umanità e solo riappropriandosene si può diventare cittadini adulti che non hanno paura di confrontarsi col “diverso”. È troppo facile nascondersi dietro “i figli dei drogati” per rivendicare diritti che nessuno può concederci; è più difficile garantirci noi per primi la libertà di essere accettati per quello che siamo, con i nostri limiti e le nostre debolezze, per riconoscerci finalmente interi…UMANI!

Claudia